Tutti parliamo di Unione Europea ma, a conti fatti, esiste davvero? O è solo un costrutto geo-politico finalizzato a unire Stati per mezzo dell’omologazione monetaria? È interessante notare come l’idea originaria di Unione Europea sembrasse ottima, mentre adesso sia crollata rovinosamente; e lo è altrettanto riscontrare che le prerogative economiche soppiantino totalmente il potenziale punto di forza, ossia le differenze territoriali. È per questo che la comprensione dell’Unione Europea passa attraverso l’analisi della crisi che l’ha travolta, perlomeno, negli ultimi 5 anni.

Difatti, ogni giorno siamo bombardati da notizie su progressi e regressi della situazione economica italiana, tra consigli straordinari dei ministri, ammonimenti dall’Unione Europea e dalle agenzie di rating. La difficoltà, come spesso accade, nasce dall’imperscrutabilità di termini tecnici, indici, grafici, percentuali, accessibili agli intenditori di scienze economiche.

Tutti noi dovremmo prefiggerci l’obiettivo di superare i tecnicismi economici e burocratici per arrivare a capire ciò che succede davvero nel mondo, in Europa ed, infine, in Italia. Qui la fase del “ognuno per sé” cede il passo a quella del “si salvi chi può” ed è ben rappresentata dalla “barca Italia” che perde acqua come perde “liquidità”. Inoltre, remare contro disinformando o- peggio- ignorando deliberatamente la crisi economico-sociale non aiuta ad arrivare a riva, indi a salvarsi.

Andrea Costa | financial crack

Andrea Costa | financial crack

A tal proposito, molti non vorrebbero che l’Italia navigasse più nelle acque torbide dell’Unione europea, travolta com’è dalle onde di previsioni incontrollabili dell’alta finanza; al contrario, prevale il desiderio di una Italia con i piedi per terra e, possibilmente, di piombo. Ed ecco che la crisi ha portato alla ribalta questioni come la manipolazione da parte dei “signori della finanza”: per cui certa letteratura fantascientifica è stata traslata in teorie cospirative che sostengono ci sia un’unica regia a censurare le notizie e che considerano le organizzazioni internazionali quale cause dei futuri rivolgimenti politico-economici e sociali in tutto il mondo.

Ciò che è certo è che lo scenario internazionale è ricco di avvenimenti già di per sé apocalittici che occupano poco spazio nei mass media, sempre che ne occupino. Strategia, questa, che serve a stabilire le priorità e indurre gli altri a rispettarle; una sorta di “soft power” di cui i potenti del mondo hanno colto l’importanza dopo l’11 settembre 2001.

Il mondo è ormai entrato in una nuova fase economica, costruita da realtà economiche nazionali strettamente interdipendenti, dove la fortuna di un Paese mantiene tranquilli tutti gli altri e il fallimento di un Paese si estende,assieme al panico, su tutti. La globalizzazione è la nuova realtà. Il punto nodale è che essa, come una medaglia, ha una doppia faccia, ma si preferisce osservarne una e non l’altra. Il volto più bello, che è apparenza, si nutre di sé stessa e di progresso, crescita, conquiste, velocità. L’altro è quello della povertà, dell’indigenza o, nel migliore dei casi, della precarietà e del caos dovuti alla condivisione dei rischi a livello internazionale.

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European Parliament | vote

In un contesto in cui l’Italia è uno Stato a rischio, la Germania è il termometro di riferimento europeo, e lo spread, ovvero la differenza tra titoli di stato italiani e titoli di stato tedeschi, raggiunge livelli record, l’Italia deve pagare interessi sempre più alti per i suoi titoli. Il dispositivo così innescato procede a effetto domino: lo Stato ha talmente tanti debiti da non riuscire a pagarli; ciò provoca un aumento dei tassi d’interesse sul vecchio debito che diventa insostenibile.

L’incapacità di saldare i propri debiti, l’insolvenza, è condizione permanente di uno Stato, più di quanto lo sia la crisi. Se le cause che dispongono la crisi sono condizioni naturali del sistema economico, come arginare la crisi e prevenirne contagi? Un cane che si morde la coda illustra efficacemente le dinamiche della crisi economica in atto.

Il mercato diventa onnipotente, autonomo, assume sembianze umane, tanto che i telegiornali e tutti gli apparati di informazione conferiscono al mercato aggettivi umani, come mercato “stanco”o mercato “nervoso”. Esso ha fatto il suo corso fino ad oggi, sino a predeterminare, nell’ottica strategica del  lungo termine, un futuro del pianeta che di roseo e determinato ha davvero poco.

Gli accordi commerciali offrono allo Stato la base del processo di democratizzazione: lo Stato accetta le direttive imposte dai grandi organismi internazionali come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in previsione di un aiuto estero non solo economico. Infatti, lo Stato che si oppone a questi subisce anche ritorsioni politiche, economiche e militari.  È constatabile così  il golpe dell’Euro zona che ha sottratto de facto agli Stati la loro autonomia decisionale, costringendoli ad accettare il nuovo gioco-giogo o a rimanere esclusi.

Inoltre, la mutata organizzazione geopolitica del mondo prevede da una parte il mondo anglosassone, ossia il Regno Unito e gli Stati Uniti, che vede diminuire il proprio predominio secolare eroso dalle BRICS, Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, le potenze emergenti che acquistano progressivamente terreno. Al centro della disputa l’Unione Europea, come terzo incomodo, quindi valido bersaglio di speculazioni.

Thierry Ehrmann | chaos

Thierry Ehrmann | chaos

Per questo i teorici del complotto si premurano di spiegare il signoraggio monetario come una delle cause della crisi, che è avvolta dal mistero e trattata con sufficienza dai mezzi di comunicazione di massa. Inoltre, in rete circolano teorie sulla preparazione del “Nuovo Ordine Mondiale”, trattate in salsa cospirazionista da famosi studiosi di complotto.

Vi sono infatti recordman nel catalogare gli eventi disastrosi dell’ultimo secolo come complotti contro l’umanità. Secondo questi, i problemi odierni sono appositamente causati dai vertici delle istituzioni mondiali. Eppure il difetto non deriva da esse, ma dalla percezione carente che l’uomo ha di esse e dalla concezione erronea dello sviluppo economico. Il loro lavoro non si limita a fare una fotografia delle cause della crisi perché va oltre un’analisi scientifica di raccolta di dati ufficiali e di verifica dei risultati. E poi, anche la promozione dell’idea di un complotto per sedare le coscienze, finisce per dissuadere da una concreta azione del singolo cittadino.

Nel contesto di forte incertezza e sfiducia, in cui versa anche il panorama informativo, la speranza è che tutti si rimettano al semplice corollario logico <<i fatti non cessano di esistere perché li ignoriamo>>. Il mondo ormai va avanti al passo veloce delle tecnologie di comunicazione, eppure abbiamo abolito i luoghi della comunicazione, del confronto e delegato il compito di soluzione dei problemi a terzi. La libertà viene concordata assieme alla negoziazione delle informazioni che sono le risorse indispensabili per operare scelte consapevoli.

L’uomo, preso fra le corna del dilemma crisi dell’informazione e crisi economica, dovrà cercarne la soluzione sfoderando le sue armi arrugginite: volontà,  pronta intelligenza e abilità di parola.